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Gin J7 – Costa dei Trabocchi, la nuova esperienza di gusto abruzzese di Jannamico

Il Gin J7 - Costa dei Trabocchi nasce dalla collaborazione tra la distilleria Jannamico e l’associazione Agrumi della Costa dei Trabocchi, una comunità Slow Food impegnata nella tutela e nella valorizzazioni degli agrumi della costa

Nel Gin J7 – Costa dei Trabocchi è un distillato l’essenza della nostra costa per poter godere in ogni momento della sensazione di sorseggiare un Gin tonic in riva al mare.

J come Jannamico la famiglia che distilla erbe, frutta e spezie da cinque generazioni per catturarne lo spirito e racchiuderlo nei propri prodotti.

7 come le botaniche utilizzate in questo Gin, che catturano l’essenza di uno stupendo e selvaggio tratto di costa adriatica. Dell’associazione Agrumi della Costa dei Trabocchi (Comunità Slow Food)

Il Gin J7 – Costa dei Trabocchi nasce dalla collaborazione tra la distilleria Jannamico e l’associazione Agrumi della Costa dei Trabocchi, una comunità Slow Food impegnata nella tutela e nella valorizzazione della tradizionale coltivazione di agrumi sulla costa, tra cui sono stati scelti i cetrangoli e le arance per caratterizzare questo Gin.

Dal XVII secolo le arance della Costa dei Trabocchi sono coltivate a ridosso del mare tra Ortona e Fossacesia. Conosciute e apprezzate in tutta Europa per la ricchezza dei sapori e l’intensità dei profumi, hanno avuto nel corso degli anni un lento ma inesorabile declino.

Nel 2008 grazie alla buona volontà di alcuni “giardinieri”, come amano definirsi, è nata un’associazione mirata al loro recupero e valorizzazione. I giardini che oggi ospitano gli aranci si trovano su pendii affacciati sul mare. Il Gin J7 – Costa dei Trabocchi è un Gin distillato con metodo blended dry.

Le botaniche sono distillate singolarmente in un antico alambicco di rame, a temperatura controllata. I distillati vengono miscelati senza aggiunta di zucchero o aromi. Questo metodo è stato scelto per esaltare l’aroma delle singole botaniche rispettando le loro caratteristiche organolettiche, per esempio le scorze d’arancia vengono distillate fresche in corrente di vapore alcolico, mentre salvia ed elicriso vengono essiccati, macerati in alcool e infine distillati.

La Costa dei Trabocchi La Costa dei Trabocchi è il tratto abruzzese della costa adriatica che da Ortona arriva fino a Vasto. Il litorale frastagliato è ricco di piccole spiagge nascoste e di alte scogliere a strapiombo sul mare. La sua morfologia ha spinto i pescatori locali a creare i trabocchi, delle ingegnose macchine da pesca costruite su palafitte di legno.

Nei pressi di San Vito Chietino, in un luogo oggi noto come Eremo dannunziano, Gabriele D’Annunzio affittò una casetta di pescatori che trasformò nel suo nido d’amore. Proprio i trabocchi, da lui descritti come “ragni colossali”, hanno fatto da sfondo ad almeno parte della storia narrata nel suo capolavoro “Il trionfo della morte”. Molti trabocchi sono stati restaurati e riportati alla loro bellezza originaria e alcuni di essi ospitano ristoranti, dove è possibile gustare qualche saporita pietanza locale, nel pieno rispetto delle tradizioni abruzzesi.

“…Trovò l’Eremo a San Vito, nel paese delle ginestre, su l’Adriatico. Trovò l’Eremo ideale: una casa construita in un pianoro, a mezzo del colle, tra gli aranci e gli olivi, affacciata su una piccola baia che chiudevano due promontorii. Era una casa d’una architettura primitiva. Una scala scoperta saliva a una loggia su cui si aprivano le quattro porte delle quattro uniche stanze. Ciascuna stanza aveva quella porta e una finestra dalla parte opposta, a riscontro, guardante su l’oliveto. Alla loggia superiore corrispondeva una loggia inferiore; ma le stanze terrene, tranne una, erano inservibili. La casa confinava da un lato con un abituro basso dove stavano i contadini proprietarii. Due querci enormi, che la perseveranza del grecale aveva piegate verso il colle, ombreggiavano lo spiazzo, proteggevano certe mense di pietra adatte alle cene estive. Limitava lo spiazzo un parapetto anche di pietra, che superavano le robinie cariche di grappoli odorosi, delicate ed eleganti su lo sfondo del mare. La casa non ad altro serviva che ad albergare forestieri nella stagione dei bagni, secondo l’industria comune del contado di San Vito, lungo la costa. Distava circa due miglia dal borgo, all’estremo confine d’una contrada detta delle Portelle, in una solitudine raccolta e benigna come un grembo. Ciascuno dei due promontorii era traforato; e si scorgevano dalla casa le aperture delle due gallerie. La strada ferrata correva dall’una all’altra, in prossimità del lido, per una lunghezza di cinque o sei cento metri, in linea retta. Dall’estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un Trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simile a un ragno colossale.”

(Il trionfo della Morte, Gabriele D’Annunzio)

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