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Cultura, identità, gastronomia della cucina popolare frentana

Un progetto di Gal Maiella Verde e Slow Food Lanciano per difenderla e valorizzarla

Restituire dignità ai saperi della tavola attraverso racconti poco conosciuti ed interpreti spesso non blasonati, che proporranno piatti di una cucina di tradizione e di territorio, diventando così ambasciatori di saperi e prodotti locali.

Mette insieme storia, tradizione, riscoperta delle antiche ricette “Cucina popolare frentana: tracce d’identità” il nuovo progetto di Gal Maiella Verde e Slow Food Lanciano presentato nelle settimane scorse a Lanciano e che partirà in autunno.

“Con questo progetto parte una nuova sfida che riguarda l’identità culturale di questa parte d’Abruzzo – ha spiegato il presidente del Gal Maiella Verde Tiziano Teti –, un territorio vasto che può contare su un patrimonio gastronomico immateriale autentico e di grande interesse, profondamente legato all’agricoltura. Dopo esserci occupati di salvaguardare la biodiversità, ora, con la collaborazione di Slow Food Lanciano, vogliamo essere vicini ai quei ristoratori che veicolano un messaggio di autenticità attraverso una legata alle stagioni, ai prodotti della terra e ai momenti dell’anno da celebrare”.

L’idea progettuale è quella di offrire un’esperienza gastronomica che è anche racconto identitario. La narrazione, infatti, sarà affidata proprio a quella comunità di persone appassionate che ogni giorno prepara quella specifica ricetta. Sarà dato valore agli antichi strumenti di cucina, come per esempio il camino e il coppo, provando a raccontare, ma senza autocelebrazioni, i tempi in cui ogni contrada aveva il suo mulino. Nello specifico, negli agriturismi e nei ristoranti che aderiranno, saranno proposti 4 diversi menu stagionali e territoriali per altrettanti periodi dell’anno a prezzi concordati.

Inoltre, poiché un patrimonio se non salvaguardato non può essere perenne, all’interno del progetto è prevista anche un’attività di recupero della memoria e dei saperi antichi attraverso filmati, documentari e videointerviste agli anziani, dall’agricoltore che produce, al cuoco che prepara il piatto. Insomma si partirà dalla ricetta per parlare di cibo, di come si produce e di come si trasforma, con l’obiettivo di trovare, in preparazioni e rituali autentici, il valore intrinseco della civiltà agro-pastorale del territorio che dalla Majella orientale, la montagna madre, guarda il mare. “La cucina popolare è cultura, identità, legame con la terra e con il lavoro. È una cucina basata sulla semplicità e su materie prime spesso umili. Ogni prodotto e ogni ricetta hanno storie e tradizioni talvolta antiche di secoli – hanno spiegato Carlo Ricci, ideatore del progetto e Raffaele Cavallo del Comitato Esecutivo regionale di Slow Food – Parlare di cibo, significa parlare di salute, benessere, conoscenza dei tempi e delle stagioni e del rapporto che lega gli uomini alla loro terra e fa nascere i prodotti più buoni. Per questo riteniamo che parlare di cucina popolare oggi non sia solo uno strumento per fare memoria, ma anche per costruire un cammino moderno di riscoperta della tradizione gastronomica, capace di stimolare sensibilità nuove e generare economia in un processo che porti alla conoscenza delle produzioni locali, degli operatori, di nuovi spazi di consapevolezza. L’impegno – hanno concluso – è a sostenere e tutelare i piccoli produttori per non perdere la tradizione, raccontando al meglio il territorio frentano più autentico. Partendo appunto dalla cucina popolare e da un ingrediente da proteggere, l’artigianalità, con l’obiettivo di custodire il patrimonio di saperi che esiste dietro a ogni piatto”.

I cuochi e le strutture che vorranno aderire alla comunità di progetto possono iscriversi attraverso il sito cucinapopolarefrentana.maiellaverde.it oppure chiamare il numero 338.2680783.

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