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Borgo dei Teatri, la rinascita del teatro parte da Treglio

Si inizia il 3 agosto con lo spettacolo “Ubu Brat” della compagnia friulana Brat Teatro.

Prende il via il 3 agosto “Borgo dei Teatri”, la prima edizione di un festival di teatro contemporaneo ideato e diretto da Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini del Teatro del Sangro/Teatro Studio Lanciano-Vasto. Cinque spettacoli di qualità per cinque serate dedicate al teatro contemporaneo italiano, un progetto sostenuto dal Ministero della Cultura, Regione Abruzzo e dal Comune di Treglio. Tutti gli spettacoli si terranno nel rispetto delle norme anti-covid19 presso il parcheggio di via Abbazia a Treglio. L’ingresso è libero ma la prenotazione è obbligatoria al n.340.9775471. In caso di pioggia tutti gli spettacoli si terranno al Teatro Studio.         

Si inizia il 3 agosto con lo spettacolo “Ubu Brat” della compagnia friulana Brat Teatro.

“Ubu Roi” è una satira grottesca che a fine Ottocento ebbe in Francia un successo strepitoso. La storia tragica e farsesca dell’ascesa e caduta di Padre Ubu è carica di allegorie e riferimenti all’epoca, ma in qualche modo, grazie alle molte versioni e riscritture dello stesso Jarry, è diventata un testo classico del teatro, universale nella sua fotografia dell’avidità umana e straordinario nell’uso del linguaggio e dei meccanismi teatrali, che ne fanno un precursore del surrealismo e del teatro dell’assurdo.

Brat ha voluto dare ancora vita a questo testo aprendo le porte del suo teatrino, che diventa scenografia di una casa, forse quella stessa in cui Jarry quindicenne, all’inizio della sua avventura, rimase folgorato da quella farsa. Brat rilegge il testo per mezzo della potenza evocativa del teatro di maschera, che riesce a ricreare gli spazi e le situazioni grazie al gioco, alla fantasia e alla follia. Molti gli spunti tratti da altri generi teatrali, cari a Jarry, come il teatro dei burattini, il teatro epico e quello allegorico.  

 

Il 4 agosto andrà in scena “Regina Madre” di Manlio Santanelli produzione Teatro Stabile d’Abruzzo. “Regina Madre” di Manlio Santanelli Premio Idi nel 1984 è stato rappresentato in tutta Europa, e ha visto negli anni allestimenti importanti realizzati con attori del calibro di Regina Bianchi, Roberto Herlitzka, Isa Danieli, Nello Mascia, Milena Vukotic, Antonello Avallone, per arrivare all’ultima messa in scena fatta da Carlo Cerciello (2018) con Fausto Russo Alesi e Imma Villa. Vale la pena citare quanto scrisse Eugène Ionesco su “Le Figaro”, in occasione di un allestimento di “Regina Madre” al Théâtre de Poche di Parigi, nel novembre del 1987: “[…] è uno dei più bei testi che ho potuto vedere in questi ultimi anni. Io lo affermo […] se vi piacciono le scoperte, andate a vedere “Regina Madre” che è una commedia di volta in volta avvincente, tragica, divertente e acuta. Questa commedia ha tutto il divertimento tragico del nuovo teatro […]”. Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini si misurano con questo testo lavorando con due maschere antropomorfe che permettono la trasfigurazione. Due figure archetipe. Da venti anni questa coppia di vita e d’arte lavora con le maschere della commedia dell’arte, da alcuni anni la ricerca si è spostata verso le maschere contemporanee. L’ultimo lavoro sugli emigranti italiani in Sudamerica negli anni ‘50, “Hermanos” (TSA 2019), ha dato respiro a questo particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca, il celebre barrio porteño in Argentina contraddistinto da una forte impronta italiana.

Il 5 agosto sarà la volta de “Il Segreto” tratto dall’opera di Ignazio Silone, regia ed interpretazione Gabriele Ciaccia del Teatro dei Colori di Avezzano. “Il segreto di Luca” fu scritto nel 1956. All’origine del romanzo, come di quelli che lo precedettero e lo seguirono, c’è l’esperienza personale dello scrittore con molti elementi autobiografici. E’ la storia di un caso giudiziario. Andrea Cipriani, esiliato, torna al suo paese, Cisterna dei Marsi, dopo la liberazione. Tutti ritengono che egli voglia preparare le nuove elezioni e presentarsi candidato, ma i suoi programmi subiscono un brusco mutamento. Incontra Luca Sabatini, un ergastolano graziato dopo quaranta anni, condannato per non aver voluto rivelare dove si trovasse la notte in cui un uomo era stato ucciso per rapina. Il monologo è una riflessione dagli occhi di Andrea Cipriani (colui che svelerà tutta la storia di Luca Sabatini) nel percorso conoscitivo di una vicenda umana tra le più forti dell’universo siloniano. Una storia dell’eroismo del silenzio e della coscienza.

Il 7 agosto arriva da Foggia lo spettacolo “Vincent” di e con Leonardo Losavio produzione Teatro dei Limoni. Scrive Losavio nelle note di regia: “Vincent Van Gogh. Un personaggio conosciuto, che pochi conoscono davvero. Un’icona della pittura per molti ridotta a poche misere parole: quello dei girasoli o l’artista pazzo che si è tagliato l’orecchio. Basterebbe soffermarsi sullo sguardo di uno dei suoi tanti autoritratti per capire che Vincent è molto di più. Il nostro legame è nato proprio così, con uno sguardo, e poi le prime parole, e poi la sua vita, come un fiume che sborda oltre le mille pagine che non basterebbero a contenerla. Vincent non è solo un pittore. Vincent è un uomo come pochi. Dovevo raccontarvi di lui.”.

 

Infine l’8 agosto la compagnia VulìeTeatro di Caserta chiuderà il Festival “Borgo dei Teatri” con “Mine” di e con Michele Brasilio, Marina Cioppa. VulìeTeatro è una compagnia under 35 fondata da Marina Cioppa, Stefania Remino e Michele Brasilio. Si muovono nel teatro contemporaneo. Durante la trasmissione Mine il presentatore Gabriele Rossi insieme alla dottoressa Benedetta Vizzicari e con supporto di contributi video, dimostrerà come e perché il rapporto di coppia sia un melodramma inutile. Obiettivo della trasmissione televisiva è l’abbandono del bigottismo a favore di una maggiore apertura mentale, perché non c’è bisogno di fare tante storie per farsi una storia. Durante la serata si interpreteranno i conflitti psichici che nascono quando si è in coppia e come senza amore la coppia può esistere con individualità e unicità, che sono i soli valori fondamentali per l’essere umano: fermarsi prima di dirsi “ti amo” significa preservare la propria vita. Vulìe Teatro presenta il suo ultimo lavoro, uno spettacolo comico, cinico e paradossale. Proprio come l’amore.

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