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UnivAq: quando la scienza incontra il divertimento. Il caso Freddie Mercury.

 

Chi dice che scienza e ricerca non possano essere divertenti? Una prova ne è l’articolo a prima firma della dott.ssa Eleonora Ortu, borsista di ricerca del Dipartimento di Medicina Clinica Sanità pubblica Scienze della Vita e dell’Ambiente (MESVA) dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Lei, insieme a Davide Pietropaoli, Francesco Ortu, Mario Giannoni e Annalisa Monaco (tutti afferenti al Dipartimento MESVA) hanno dimostrato che lo studio e la ricerca possono svelare alcuni segreti dell’arte.

Stiamo parlando dell’articolo pubblicato questo Febbraio sulla rivista Dental Cadmos, dal titolo “La leggenda sui denti di Freddie Mercury: e se non avesse avuto i quattro incisivi in più?”.

 “Sono nato con quattro incisivi in più, più spazio nella mia bocca significa maggiore estensione vocale!”, la frase del film Bohemian Rhapso­dy; ma chi può dire cosa sarebbe successo se Freddie Mercury avesse raddrizzato i denti?

“Negli ultimi 50 anni e forse più – spiega la dott.ssa Eleonora Ortu – le mamme e i papà del mondo occidentale si sono visti di fronte ad un imperativo: raddrizzare i denti storti dei figli!

Infatti, i denti storti erano, e sono tutt’ora, considerati come qualsiasi altra disfunzione o malattia che, se non trattata, sarebbe in grado di provocare danni per la salute futura. Non si considera neppure l’ipotesi che mantenere i “denti storti” possa essere un vantaggio rispettando il corso dello sviluppo che, per quell’individuo, la natura ha scelto”.

“Freddie Mercury – continua la dott.ssa Eleonora Ortu – accettò la sua estetica non ideale, magari con sofferenza, per non rischiare di modificare ciò che lo rendeva unico al mondo: la cassa di risonanza del suo strumento melodioso, seppur con malocclusione”.

L’articolo di cui parliamo è un gioco di ipotesi, ma le conclusioni a cui giunge la dott.ssa Ortu hanno, in realtà, una portata culturale molto più ampia, togliendo il velo di ipocrisia che spesso fa confondere nelle nostre menti il desiderio estetico con la patologia clinica.

Beatrice Tomassi

 

 

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