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Cittadinanza onoraria negata a Pescara a Liliana Segre, per l’ANPI: “umiliato l’intero Abruzzo”

"Si dimentica, tuttavia, che l'Abruzzo, di cui Pescara fa parte, è stata la regione italiana con il maggior numero di campi di concentramento fascisti "

L’ANPI Pescara condanna fermamente il NO alla cittadinanza onoraria alla Senatrice Segre da parte del centrodestra pescarese, sottolineando la pericolosità di tale gesto e chiedendo al Sindaco Masci, che lo scorso 31 agosto ha individuato il fascismo come responsabile della guerra e di conseguenza del bombardamento della Città di Pescara, di tornare sulla sua decisione, nella consapevolezza che tale posizione non può che alimentare la follia di chi vive nelle anacronisctiche idee contro il “diverso” e contro il “debole”.

“Dopo l’astensione in Senato delle forze politiche del centro-destra in occasione del voto sulla Commissione parlamentare voluta da Liliana Segre, le medesime forze politche che amministrano la Città di Pescara, dice l’ANPI,  aggiungono un altro tassello alla legittimazione dell’intolleranza, dell’odio razziale e dell’antisemitismo, negando la cittadinanza onoraria alla Senatrice, testimone diretta della Shoah, sopravvissuta all’orrore di Auschwitz, ebrea italiana colpita dalle Leggi razziste volute da Benito Mussolini, duce del Fascismo.

Mortificando non soltanto la persona della Senatrice ma l’intera storia del nostro Paese e la Costituzione, sulla quale hanno giurato, le principali cariche istituzionali della città di Pescara e l’intero schieramento di destra hanno giustificato quel NO con la mancanza di un legame tra Liliana Segre ed il nostro territorio e, secondo i migliori costumi cui ci hanno abituati, rispolverando la sempreverde ed improponibile equiparazione di tragedie distanti tra loro milioni di anni luce, quanto meno per le motivazioni che le sottendevano.

Si dimentica, tuttavia, che l’Abruzzo, di cui Pescara fa parte, è stata la regione italiana con il maggior numero di campi di concentramento fascisti (ben 15, senza contare le 63 località di internamento libero); si dimentica che in quei 15 campi furono rinchiusi oppositori politici, ebrei, zingari e slavi; si dimentica che molti di quegli internati finirono nei campi di sterminio tedeschi; si dimentica che tutto ciò per cui si sono astenuti i senatori di centro-destra in Senato (ed ovviamente i “nostri” eletti nei collegi abruzzesi) sono rappresentati dalla storia di Liliana Segre, che nell’Italia di oggi rappresenta la più grande denuncia verso la politica criminale del regime fascista.

La vergogna del razzismo di Stato e l’intolleranza verso tutto ciò che non era allineato al pensiero unico riguardarono, e riguardano, l’Italia intera, anche Pescara: evocare la mancanza di legami territoriali è come nascondersi dietro un dito e dimostra quanto la memoria sia davvero corta, molto più di quanto si possa pensare. Coloro che oggi si sono opposti per la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, il primo luglio 2015 votarono convintamente SI al conferimento della cittadinanza onoraria al magistrato palermitano Nino Di Matteo, richiamando, nella pergamena che gli fu consegnata il 15 febbraio 2016, gli stessi principi che quotidianamente la Senatrice rappresenta:

“Pescara accoglie fra i suoi figli una persona di grande dedizione e coraggio, un uomo di legge che ha ereditato un altissimo senso dello Stato da persone come Falcone e Borsellino e che come tanti italiani crede nella legalità, nella giustizia e nel rispetto reciproco”.

Legalità, giustizia e rispetto reciproco, ovvero l’opposto di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio.

Liliana Segre, nata a Milano il 10 settembre del 1930, è un patrimonio della Repubblica Italiana, rappresenta la libertà dal disegno criminoso condotto con pervicacia dal fascismo, la forza di volontà che lo ha sconfitto: Liliana Segre ci rappresenta. Diteci che abbiamo sbagliato nel pensare che si tratti di razzismo, diteci che condannate il fascismo, diteci che siete dentro il perimetro della Costituzione antifascista”.

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