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Ottobre 1943, ottobre 2019. A 76 anni di distanza Lanciano non dimentica il sacrificio dei suoi Martiri

I nomi dei caduti in battaglia e in rappresaglia scanditi in piazza questa mattina. Papaveri fatti all'uncinetto dalle donne per ricordare quei giorni.

La giornata del ricordo si è riproposta anche questa mattina a Lanciano.

In una calda domenica di ottobre, così come era calda quella domenica di 76 anni fa la città si è fermata per ricordare i nomi dei suoi eroi, giovani vite spezzate in nome della libertà.

Alle ore 10 il corteo è partito per la commemorazione  da piazzale Dellarciprete, poi corso Trento e Trieste e alle 10.30 deposizione corona monumento piazza Plebiscito.

Alle 10.45 deposizione monunento ai Martiri ottobrini e allocuzioni del Prefetto di Chieti Giacomo Barbato, dell’Alfiere della Repubblica Bernard Dika, del Presidente Anpi M.Saveria Borrelli e del Sindaco di Lanciano Mario Pupillo. Molto commosso ed intenso l’intervento del partigiano 95enne Giovanni Tritapepe.

I Fatti del 1943

Con la caduta del fascismo (25 luglio 1943) il popolo italiano, consapevole di aver riacquistato la libertà, maturò sempre più l’idea di dover combattere per liberare definitivamente la propria Patria dalla sempre più pesante oppressione tedesca. Tale ambizione non poteva non essere presente nell’animo del popolo lancianese, sempre pronto, fin dai tempi antichi, ad imbracciare le armi contro quanti ritenuti oppressori.

Il 12 settembre 1943, poco dopo la dichiarazione dell’armistizio, i tedeschi occuparono la città di Lanciano dando così inizio a razzie di ogni genere. Si costituirono i primi gruppi di azione che, oltre ad effettuare azioni di sabotaggio contro i tedeschi, raccoglievano armi provenienti da saccheggi di automezzi tedeschi e prelievi dalle varie Caserme presenti in città.

I primi segnali di intolleranza si ebbero il 4 ottobre, quando, con l’inizio di un nuovo saccheggio di più vaste proporzioni, una gran folla tumultuosa si raccolse in piazza Plebiscito convinta che il generale del Genio a riposo Ginesio Mercadante, intenzionato a protestare con il comando tedesco per quanto stesse avvenendo, fosse stato arrestato. Gli animi si erano scaldati.

La manifestazione del 4 ottobre se pur non violenta doveva aver impressionato il comando tedesco che, con il 5 ottobre, iniziò, con tutti gli automezzi a disposizione, il pattugliamento delle vie periferiche della città. Alcune pattuglie furono facile preda dei partigiani che impadronitisi delle armi diedero alle fiamme le auto.

La svolta era decisa; attendere la sicura rappresaglia tedesca o prevenirla attaccando?.

Il 6 ottobre alle prime luci dell’alba i giovani di Lanciano erano in rivolta, disposti in vari punti della città e in modo particolare nei pressi del piazzale di Santa Chiara dove era previsto l’arrivo dei tedeschi il cui comando era dislocato nella zona di  Marcianese.

Ogni angolo di Lanciano fu interessata dalla battaglia.

Dalla lotta impari undici furono i partigiani caduti in combattimento e undici i civili uccisi per rappresaglia; ma la rabbia tedesca non si fermava trovando sfogo nella distruzione, al saccheggio ed all’incendio di botteghe e magazzini.

La sorte della città di Lanciano era segnata e forse solo la tempestività dell’intervento alleato (3 dicembre 1943) riuscì ad evitare il peggio.

La volontà tedesca di punire Lanciano non si fece attendere, in fase di ritirata si attestarono sul Moro a da lì cannoneggiavano la città quotidianamente; il 20 aprile 1944 una imponente formazione aerea bombardò Lanciano alle 11 del mattino; una strage in Piazza Plebiscito colpita dalle bombe più micidiali. Non bastò, il 6 giugno 1944 (D-Day) l’ultimo saluto tedesco che con cannoni di grosso calibro bombardarono nuovamente Piazza Plebiscito, da dove era iniziata la rivolta.

(fonte per i dati storiciTuttoLanciano)

 

 

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