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Assistente sociale aggredita in assessorato, Bendotti: ‘Da quel giorno molte cose sono cambiate, non vogliamo più aver paura’

Dora Bendotti, assessore alle politiche Sociali, ci spiega come è cambiato il loro modus operandi dopo quel giorno terribile

LANCIANO. Sono passati sette mesi dall’aggressione subita da un’assistente sociale all’interno della sede dell’assessorato alle politiche sociali del Comune di Lanciano. L’aggressione ha lasciato pesanti ferite, non solo fisiche ma anche nel morale, delle dipendenti e dell’assessore Dora Bendotti: “Noi – afferma l’assessore Bendotti – siamo al servizio di tutti i cittadini, chiediamo solo di essere messi in condizione di aiutarvi. Questo assessorato è molto difficile ma è anche il più completo e che guarda a 360° tutte le problematiche dei cittadini, problematiche molto serie”. “Per me – continua l’assessore – questa è una battaglia politica che intendo portare avanti per sensibilizzare i cittadini: a cui dico che possono rivolgersi a noi per esporre le loro problematiche, non bisogna avere paura”. La Bendotti, che ricopre la sua carica da otto anni ed è al suo secondo mandato da amministratore, si riferisce in particolare a quattro casi che sono capitati nelle ultime settimane. Naturalmente non sono stati fatti nomi ma l’assessore ha rivelato un dettaglio che l’ha colpita: “Nei quattro casi, le persone coinvolte sono state invitate qui in assessorato. Non sono venute perché avevano paura che l’assistente sociale potesse togliere loro i figli. Ecco, è un esempio ma noi non vogliamo che passi questo messaggio perché non è così”.

Poi torna sull’aggressione: “Non voglio assolutamente fare polemiche o criticare ma solo dire che dopo l’aggressione è stato fatto poco. Non c’è stato un processo e nonostante sia stata chiesta una diffida in cui l’aggressore deve stare ad almeno 100 metri dalla nostra collaboratrice, questa è stata rifiutata. Inoltre questa persona, che è pericolosa per tutti, spesso viene nei pressi del nostro assessorato. Noi ci dedichiamo al nostro lavoro e vorremmo poterlo svolgere in tranquillità, nei limiti del possibile. Qui vengono tante persone che richiedono i nostri servizi e non possiamo temere per la nostra incolumità e per quella di chi usufruisce dei nostri servizi. Il giorno dell’aggressione poteva esserci chiunque qui dentro”.  Unico provvedimento preso è stato quello di assumere una guardia giurata: “Abbiamo dovuto farlo per tutelarci. Questo servizio naturalmente ha un costo ma era necessario. Nel bilancio, che a breve andrà in consiglio comunale per l’approvazione, questo capitolo di spesa ha la dicitura ‘ sicurezza utenti ed operatori assessorato alle politiche sociali’. Infine, abbiamo anche dovuto riformulare gli orari di apertura senza dimenticare che noi stessi siamo più diffidenti, pur continuando ad offrire il servizio come sempre. Ripeto, tutti possono rivolgersi a noi ma un fondo di paura, dopo quello che è successo, è rimasto. Abbiamo ben impresse le immagini della nostra collaboratrice con il volto ferito dopo l’aggressione. Non vogliamo che il nostro lavoro sia associato alla violenza”. Tra i servizi più richiesti c’è quello per il pagamento delle utenze ed il lavoro sociale: “Purtroppo è triste constatare che la povertà si tocca con mano. Abbiamo tante richieste per il lavoro sociale che dura solo quattro mesi, non risolve di certo il problema ma ridà un po’ di dignità e chi ne fa richiesta. Per me il lavoro è dignità ma sappiamo bene che, in questi tempi, è difficile trovarne uno. Mancano delle politiche attive sul Welfare da parte del governo”.

Piergiorgio Di Rocco

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